Benvenuti nell'archivio recensioni

Selezionate una recensione dalla lista oppure scorrete sotto per leggere.

Recensione di Larry Pattis

Adoro il fatto che Giacomo Fiore, un chitarrista classico e fingerstyle di 22 anni, abbia abbastanza composizioni originali per un intero album. Adoro il fatto che Giacomo, insieme ad alcuni colleghi-studenti si sia messo a produrre un CD, pincipalmente di chitarra sola, con una spolveratina di percussioni (e un pezzo con viola e violoncello) di supporto. Adoro il fatto che quanto ha creato sia, francamente, della gran bella musica. Più di tutto adoro il fatto che questo album, “Tones from an Open Heart,” sia davvero suonato con un sacco di cuore.

Giacomo Fiore, dalla sua parte, ha delle doti chitarristiche di tutto rispetto e una base classica alla sua istruzione…sempre dalla sua, seppur ancora giovane, ha il pregio di rendersi conto che la musica è più di una semplice somma delle sue componenti, e molto di più di una dimostrazione delle capacità tecniche fine a se stessa. L’ascoltatore non può che ritrovarsi sopreso della maturità di questo giovane artista a fronte di quanto egli riesce a trasmettere con melodie molto solide, tecnica al servizio della musica, passione ed energia, insieme a sottigliezze e sfumature.

I libretti ben scritti sono uno dei miei punti deboli, e Giacomo ha senza dubbio qualcosa da dire, il che aiuta a presentare ogni brano dell’album. Con queste introduzioni necessariamente brevi Giacomo dimostra di essere anche un buon narratore, e un ragazzo con molte storie che valgono la pena di essere ascoltate.

Dalle misure d’apertura della prima traccia, “Kilkenny,” sono rimasto immediatamente colpito dall’esuberanza argentina di questa musica ­ ed quando il pezzo prende una piega introspettiva si tratta di un cambiamento naturale, che enfatizza sia il passo frenetico precedente, sia la gioia del momento più calmo. Il pezzo che segue, “Tennant,” si integra bene riuscendo a dimostrare l’aspetto più “classicheggiante” della musica di Giacomo, garantendo all’ascoltatore di apprezzare l’idubbio talento dell’autore quando si passi alle corde di nylon.

Non mi mettero ad analizzare questo CD pezzo per pezzo, perchè credo che sia un viaggio che l’ascoltatore debba intraprendere da sè, senza il peso di un’interpretazione precedente. Basti sapere che l’intero album è degno di un posto in qualsiasi Cd-teca.

Eppure lasciatemi dire che proprio mentre scrivo queste parole, cercando di comunicare completamente quanto apprezzi questa musica, “Embers in the Fireplace” mi ha lasciato di stucco. Dovete sapere che la bellezza struggente di una melodia ben scritta è un altro dei miei punti deboli. Ci sono pochi chitarristi quest’oggi che mi fanno dimenticare della chitarra in sè, e mi lasciano semplicemente in balia della musica. Giacomo Fiore c’è riuscito, ed apparentemente senza sforzo alcuno, per l’intera durata di questo disco. È un album straripante di musica fresca ed energica, e al tempo stesso ricco di momenti introspettivi. Credo che possiamo davvero vedere (se solo un pochino) nella vita e nell’anima di Giacomo mentre il suo cuore salta e scivola leggero da una canzone all’altra.

Come Giacomo stesso scrive sul suo sito, “Il primo ‘capitolo’ della mia storia musicale è stato ufficialmente ultimato nella primavera del 2005, con la registrazione di ‘Tones from an Open Heart’”…e di che eccezionale debutto si tratta! Sono sicuro che godremo di molte altre pagine scritte da Giacomo negli anni a venire. |torna in cima|

Larry Pattis

***

Recensione di Loris Gualdi @ music-on-tnt

La prima volta che ho avuto la fortuna di ascoltare Giacomo Fiore, vestivo i panni di giudice per la kermesse “Primo maggio tutto l’anno”, rassegna musicale curata dalla Primo Maggio srl, società organizzatrice dell’ormai tradizionale concerto romano. Per la Liguria il concorso è stato gestito dall’associazione culturale Metrodora , ospite del locale cult Milk, che ormai da anni offre al pubblico xeneize un panorama alternative-undergrond di tutto rispetto.

Vedendo Giacomo Fiore dividere il palcoscenico con band emergenti, ho cercato di capire se musicista genovese non fosse fuori posto, viste le qualità, di per certo una spanna al di sopra di quasi la totalità dei partecipanti. Sin dal momento in cui mi sono stati recapitati i demo per la selezione, mi sono reso conto di come questo nuovo musicista, riusciva a dare intense emozioni attraverso il solo uso delle sei corde. Ascoltando il suo disco, registrato a Nashville in Tennessee, palesemente emerge l’amore spassionato per la musica e per la chitarra, in una miscellanea di melanconia mediterranea e allegria celtica, coadiuvata dal violoncello di Justin Saunders e dalla viola di Ashley Fisher che a differenza delle presenti percussioni di Lee Holland, rimangono un poco sacrificate nell’ombra.

Il disco altro non è che una dolce collezione di tunes, vale a dire di arie che prendono respiro dall’ottima capacità compositiva dell’artista. Giacomo riesce a mostrare con assoluta naturalezza il più classico Fingerpicking tra scale ed arpeggi, dei quali si ritrovano le spiegazioni narrative all’interno del booklet. Infatti, attraverso poche parole, l’autore cerca di fornire una sorta di chiave interpretativa, senza però togliere il gradevole gusto di chiudere gli occhi e viaggiare con la fantasia.

Il viaggio ha inizio dalla verde Irlanda, richiamata alla memoria da sonorità danzerecce, che ci catapultano immediatamente nel mondo del giovane scrittore. La track iniziale appare tra i migliori brani dell’album, in quanto veste le spoglie di un vero e proprio compendio delle capacità di Fiore, nel saper gestire la fluidità dei movimenti sul manico, riuscendo a raccontare come in un romanzo breve, la storia di un viaggio che trasmette nostalgica felicità. Tra le migliori composizioni ritroviamo inoltre “Genteel”, sussurrata composizione dall’intenso pathos, ricostruito attorno ai melodiosi ricordi di una fanciulla, che per sempre vivrà attraverso il sound emozionale di un brano pressoché perfetto per tecnica e trasporto.

“ Tones from open heart “ è senza dubbio un disco a venti carati, una novella che tra la “solare” e countryggiante “The comfort of the sun” e l’autobiografica “the Minstrel” conquista sin da subito e porta con se un quesito sconcertante: perché un talento musicale come Giacomo Fiore non è ancora sbocciato nel panorama italiano come in realtà meriterebbe??

Senza timore, alla luce dei fatti, mi sento di chiosare con un parallelo, che per alcuni potrà sembrare ardito, ma a mio avviso non troppo lontano da prossimo futuro… ascoltate il suo disco e vedrete che troverete enormi similitudini tra la chitarra di Giacomo e il suo emergente talento con il favolistico pianoforte di Giovanni Allevi.

©2007 Loris Gualdi

***

 

Recensione di Patrick Ragains @ minor7th.com

Ascolterò questo CD per molto tempo. Fiore ha composto tutti i brani e suona principalmente la chitarra acustica, accompagnato da percussioni suonate con gusto e, su Genteel, da una viola ed un violoncello. Tra gli highlights troviamo "Tennant," suonata su chitarra classica, "A Hundred Days/Dance of the Lilies," suonata su acustica ma con un approccio classicheggiante, "Genteel," in cui Fiore suona una melodia delicata supportato da un duetto d'archi, ed "How Good it Would Be."

Fiore compone ed esegue con un liricismo affascinante. "The Comfort of the Sun" sembra rappresentare tipicamente il suo approccio: melodie che evocano l'ottimismo, variazioni ritmiche ed interessanti movimenti nei registri più bassi, accompagnato da percussioni leggere. Ad un primo ascolto ho pensato che molti di questi pezzi suonerebbero benissimo con dei testi, e che Fiore potrebbe allargare le sue basi scrivendo testi o collaborando con altri autori. Così com'è, quest'album è un lavoro molto godibile - uno che raccomando a tutti gli amanti della chitarra fingerstyle. |torna in cima|

© Patrick Ragains

***

Recensione di Catherine Tully @ Indie-music.com

Giacomo Fiore suona la chitarra da quando aveva otto anni - e si sente.

Questo CD ha 10 tracce, tutte scritte da Fiore. Non c'è posto per nascondersi su un album acustico, e nessun bisogno per questo artista di farlo. È di grande talento, e comanda quella musica a cui si è dedicato, studiando in un università di Nashville lontana dalla sua casa in Italia.

Tutte le canzoni sono state ispirate da qualcosa di speciale, siano dolori d'amore, viaggi in terre lontane, o un'amicizia particolarmente cara, e l'emozione che riversa nel suonare è inconfondibile. Si possono quasi vedere le persone e i posti che l'hanno ispirato - ed è molto interessante leggere le brevi didascalie che accompagnano ogni canzone, cercando di immaginare quello che Fiore vuole farrci vedere con la sua musica. Ma, se vi sembra troppa fatica, potete rilassarvi e godervi dell'ottima musica.

Fiore è accompagnato in questo sforzo discografico da Lee Holland alle percussioni, Ashley Fisher alla viola e Justin Saunders al violoncello. Questi artisti offrono un complemento di gusto agli arrangiamenti di Fiore e non risultano mai forzati. Il loro contributo arrotonda il progetto e gli dona dei contorni ancora più soffici.

C'è un ottimo bilanciamento in questo CD, eppure devo nominare la prima traccia, "Kilkenny" quale mia favorita. Se vi piace la chitarra acustica, questo è un grandissimo CD. Fiore è davvero giovane, specie per suonare così bene, e mi aspetto di sentirne delle belle da lui molto presto, e molte volte ancora. Questa è davvero roba molto bella.|torna in cima|

©2006 Catherine Tully

***

Recensione di Henk te Veldhuis @ Bridge Guitar Reviews

Questo giovane chitarrista acustico Italiano presenta il suo album di debutto intitolato "Tones from an Open Heart." Dopo aver studiato presso Armando Corsi in Italia si è trasferito a Nashville, TN per continuare i suoi studi in chitarra classica alla Belmont University. Lì ha incontrato la sua insegnante Muriel Anderson che oltre ad averne affinato la tecnica lo ha anche ispirato a realizzare un CD interamente originale. Il suo stile chitarristico infatti ha al tempo stesso infuenze Celtiche, Mediterranee e Classiche.

Fiore suona sia chitarra acustica che classica. In questo album è assistito da un percussionista, una violista e un cellista. Tutti i brani sono composti da Giacomo Fiore. La combinazione dei due tipi diversi di chitarra dimostra che Fiore sa eccellere in entrambe le aree ed ha il coraggio di esplorare una vasta gamma di possibilità di fare musica per lo strumento. I suoi brani sono molto vari e suonati con un approccio poetico.

Le tipiche composizioni classiche come Tennant ed A Hundred Days/Dance of the Lilies, unite ad un pezzo "groovy" come Kilkenny con le sue percussioni dimostrano sia la sua tecnica eccellente sia la sua versatilità a livello compositivo. Il suo impressionante talento mostra equilibrio, struttura ed un'eccellente capacità di costruire melodie, come in Embers in the Fireplace e Genteel, pezzi in cui l'intimità del suono crea un'atmosfera commovente. Giacomo Fiore vi invita ad un intimo ed interessante viaggio in ambienti poetici. |torna in cima|

© Bridge Guitar Reviews.

***

Recensione di David Thornton @ Rib Magazine

Musica da agricoltura biologica - 4 costine (su cinque)

Come suggerito dal titolo, questi 10 brani sono interpetazioni strumentali di umori - per lo più odi ad amori persi e trovati. Ad eccezione dell'occasionale beat di bongo, tom-tom, di un colpo sulla cassa della chitarra o del mormorare del bastone della pioggia, questa è musica ideale per le riflessioni di una Domenica mattina, senza vezzi di troppo a rovinare l'atmosfera. Tra i pezzi da segnalare in questa release del ventiduenne "John Mayer Italiano" (sic), che studia performance alla Belmont University di Nashville, ci sono l'eccezionale "A Hundred Days/Dance of the Lilies," la svagata eppure malinconica "Dealing with Rejection" e la splendida, dolorosamente bella "Genteel," con tanto d'archi alla "Song Remains the Same" forniti dagli amici Ashley Fisher e Justin Saunders. |torna in cima|

© 2006 David Thornton

***

Recensione di Alef @ Genovatune

C’è chi compone musica e chi compone poesie in musica. C’è chi ascolta musica e chi sogna con essa. Ed ecco che, messo questo disco, inizi a sognare.

La poltrona si inchina e magicamente non ascolti più niente. Stai sorseggiando un boccale di birra, appena spillata, assaporandone il malto, trattenendola in bocca per poi deglutirla.

Questo è un viaggio, dove le emozioni vengono raccontate dalla chitarra, dove chi ascolta si accorge di essere in una sorta di religioso silenzio, dove l’unica cosa che si muove sono le foglie degli alberi del mondo immaginario che si è creato intorno a voi.

Man mano che le note si diffondono per la vostra stanza, o dovrei dire landa, vi ritroverete a riflettere sui momenti più particolari della vostra vita, starete passeggiando con le mani in tasca in qualche prateria irlandese o starete gettando dei sassolini nell’acqua con la testa chissà dove.

Ed ecco che poco dopo abbozzerete un sorriso, presto trasformato in risata da un allegro ritmo sincopato, dove il vostro indice e il vostro corpo diventano metronomi, muovendosi a tempo. L’aggiunta di una viola e di un violoncello vi rigetteranno tra i mille ricordi di momenti passati e vi sentirete, sempre più, in pace con voi stessi.

Capiterà, in questo viaggio tutt’altro che noioso, di pensare tantissimo, di essere travolti dalla musica come fosse una cascata di incessante melodia, come se fosse un filo di vita capace di rendervi tristi per poi consolarvi. E sarete misticamente impotenti di fronte a tutto quello che ascolterete in questo mondo. Come una matita sul foglio vedrete disegnare le sensazioni e, come un gondoliere, l’esecutore ci trasporterà fuori da luoghi conosciuti e in una dimensione priva di tempo.

Ah, non vi ho ancora detto chi è l’architetto di questo mondo, scusate: un mio coetaneo che studia chitarra classica nel lontano Tennessee. Il suo nome è Giacomo Fiore, la sua non è musica ma poesia: è una lieve carezza fatta di melodie. Perfetta essenza tra gioia e tristezza.

Se siete amanti di "banalità" quali titoli, durata dei brani e chissà cos’altro avete qui sotto e a fianco tutto: ma non chiedetemi di più, provate, per una volta, a chiudere gli occhi e lasciarvi penetrare da questa musica. Io ora devo tornare nel mio mondo... Nel suo mondo, avete ragione. In fin dei conti, questo viaggio dura meno di un’ora. |torna in cima|

© genovatune.net

***

Review by Bill Binkelman @ Wind&Wire, KFAI-FM

I had never heard of Giacomo Fiore until his CD arrived in the mail one day. After listening to just a few tracks, I knew I was hearing something special. Now, after multiple playings, I’m convinced that Fiore is at the beginning of a great career recording instrumental acoustic guitar music. Tones from an Open Heart swings from rambunctious and joyous to reflective and quiet with uncommon grace and ease, always displaying the artist’s abundance of talent and technique.

While this is more or less a solo effort, he is joined here and there by Lee Holland (percussion), Ashely Fisher (viola) and Justin Saunders (cello). Shining through loud and clear, in both the music and the liner notes (which are certainly personal and even funny at times) are Fiore’s heart-on-the-sleeve sincerity as well as his breezy unpretentious manner. Tones from an Open Heart is instantly likable and connects with the listener on such a friendly and, well, “open” level that it’s like the man is in your house playing just for you. This is a trait he shares with artists like Clarelynn Rose and Johann Helton, to name just two contemporaries. However, all three artists, while similar in “feel” (i.e. immensely accessible and entertaining from the get-go), are all distinct and separate in their musical motifs and methods.

Whether you favor the uptempo numbers like the rousing opening track “Kilkenny” which will have you tapping your feet, the happy-go-lucky “The Comfort of the Sun” or the more somber tunes here (“Embers in the Fireplace” and “Beauty from Ash”) you’re going to fall in love with this CD if you are any fan of acoustic guitar at all. With influences ranging from Celtic to folk to subtle world fusion (on “A Hundred Days/Dance of the Lillies”), the album’s ten tracks each hold their own special pleasures. Allowing them to work their magic on you will be the major treat in store for those who exercise the good judgment to latch onto this gem. Besides being an excellent background recording, I also highly suggest some dedicated listening to this music as it’s worthy of your undivided attention. Finally, it will almost certainly be an outstanding driving CD if you are traveling the rural backroads, especially in spring or autumn.

I sure do hope we’ll hear lots more from Giacomo Fiore in the future. The man who brought us Tones from an Open Heart certainly deserves a long and successful career! |torna in cima|

©2006 Bill Binkelman

Home.